Salvini – La vicenda del pusher scarcerato

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Il misfatto

Qualche giorno fa il Ministro Salvini ha twittato a riguardo della vicenda ormai nota come “Il pusher scarcerato a Milano”. Allego tweet:

Roba da matti.
Un immigrato del Gambia, con precedenti penali, beccato a spacciare morte, è stato scarcerato perché per i giudici del tribunale di Milano: “Vendere droga è la sua sola fonte di sostentamento”.
Poverino…https://t.co/9g0euYBr7T— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 29 agosto 2018

La notizia è stata riportata anche da “Il Giornale” e rilanciata da Giorgia Meloni che ha dichiarato: “serve più destra a questa nostra nazione“. Mentre non posso pronunciarmi sulla questione “serve davvero più destra in Italia?” (sarebbe opinione personale), posso invece dire qualcosa sulla vicenda giudiziaria, visto che da questi messaggi si potrebbero trarre conclusioni errate sul comportamento dei giudici.

Analisi

Iniziamo intanto con una cosa fondamentale: si tratta del Tribunale del Riesame. Quindi, non è “il tribunale di Milano” come dice il Ministro ma “il tribunale del riesame di Milano”. Che differenza c’è? Una enorme differenza. Il tribunale del riesame infatti si occupa delle cosiddette misure coercitive, non è cioè il tribunale che si occupa di condannare e comminare pene o di assolvere.

Le misure coercitive, o misure cautelari, riguardano la limitazione della libertà personale, a discrezione del giudice, sia nella fase delle indagini preliminari sia nella fase processuale. Le misure cautelari servono, tra le varie cose, ad assicurare che il processo si possa svolgere e a scongiurare il pericolo di reiterazione del reato.

E’ chiaro che, in base al reato di cui qualcuno viene imputato, le misure cautelari saranno più o meno rigide. C’è infatti una “progressività” nell’inasprimento delle misure che si adottano.

Nel caso si parla di spaccio di droga, citando l’Art. 73 comma 5 dpr 309/90, secondo cui si tratta di una fattispecie di reato autonoma, più lieve. In base a questo si è deciso che trattenere l’indagato in carcere fosse eccessivo, è si è deciso dunque di scarcerarlo per poi allontanarlo dal territorio di Milano in quanto vi sarebbe stato rischio di reiterazione del reato.

Il Ministro Salvini parla di “spacciare morte”, alludendo alla pericolosità della droga che l’indagato avrebbe spacciato (uso il condizionale in quanto ognuno è innocente fintanto che la giustizia non ha fatto il suo corso per intero). Si trattava infatti di ecstasy. Peccato però che alla giustizia poco importa il tipo di droga, il tribunale del riesame funziona con la legge, non con il sentimento.

E per quanto riguarda la questione del “mezzo di sostentamento”? Dal messaggio del Ministro Salvini e di molti giornali, sembrerebbe quasi che i giudici avessero considerato come “attenuante” il fatto che l’imputato si mantenga con lo spaccio di droga. Come a dire “povero, che altro poteva fare?”. E’ proprio il contrario.

Infatti, come potete leggere anche qui, il tribunale del riesame ha invece accertato che, proprio per il fatto che l’imputato non ha altri mezzi di sostentamento oltre allo spaccio di droga, le pastiglie di Ecstasy con cui è stato trovato non potevano essere state acquistate per uso personale ma erano, appunto, dedicate alla vendita. Cadendo la possibilità di uso personale, la situazione per l’imputato si fa in realtà più grave.

Conclusioni

Si tratta di un caso di manipolazione dell’informazione.

I messaggi e gli articoli che sono circolati farebbero quasi intendere che ci fosse stata un’assoluzione per un sentimento di “pietà”: è povero, è costretto a spacciare. Non è così. E’ successo proprio il contrario: l’assenza di mezzi di sostentamento ha spinto il tribunale del riesame ad escludere la possibilità che la droga in possesso dell’indagato fosse per uso personale.

Il tribunale ha poi accertato se per la fattispecie di reato ci fossero o meno le condizioni per tenere il sospettato in carcere, applicando la legge. Non c’è niente di scandaloso, anzi. Poi ci sarà il processo vero e proprio che si concluderà con una sentenza che, in questo caso, prevede un massimo di 4 anni di reclusione.

Raccomando per la lettura un bell’articolo, molto completo, che trovate sul sito di Bufale.net. Ringrazio per questo articolo le segnalazioni che avete fatto pervenire via e-mail.