Salvini – Accise Carburante

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Il misfatto

La questione delle accise sul carburante è un po’ una costante della narrazione politica italiana. Salta fuori, bene o male, ad ogni legislatura. E infatti il Ministro Salvini, puntuale come di consueto su Twitter:

Ancora oggi gli italiani pagano sulla benzina la guerra di Abissinia del 1935 e il disastro del Vajont.
Stiamo lavorando per eliminare qualche accisa, almeno quelle più vecchie. Abbiamo preso degli impegni con i cittadini e intendiamo rispettarli. https://t.co/Sf1daQaYLp— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 24 agosto 2018

E’ vero che paghiamo ancora le accise per la guerra di Abissinia (in realtà guerra di Etiopia) e per il disastro del Vajont? Scopriamolo.

Analisi

Partiamo intanto col dire cosa siano le accise sul carburante. Le accise sono una forma di tassazione indiretta. Questo vuol dire che, quando acquistiamo un bene su cui grava un’accisa, all’atto della vendita avviene anche il pagamento della tassa. Non si può cioè “evadere” un’accisa. Per quale motivo lo stato applica questo tipo di tassazione? Storicamente veniva fatto per motivi di natura prettamente “emergenziale”: quando scoppiava una guerra, o si verificava un qualche disastro, lo Stato, imponendo le accise, si garantiva un’entrata extra per far fronte all’emergenza. Per completezza riporto tutte le accise “storiche” con relativo importo ricalcolato in Euro:

  • Guerra di Etiopia (1935): 0.000981€
  • Crisi di Suez (1956): 0.00723€
  • Disastro del Vajont (1963): 0.00516€
  • Alluvione di Firenze (1966): 0.00516€
  • Terremoto del Belice (1968): 0.00516€
  • Terremoto del Friuli (1976): 0.0511€
  • Terremoto dell’Irpinia (1980): 0.0387€
  • Guerra del Libano (1983): 0.106€

Nel 1995 l’allora Governo Dini aveva già riunificato tutte queste accise “storiche” sotto un’unica voce e con una nuova motivazione, non più legata dunque ai fatti storici cui ogni accisa faceva originariamente riferimento. Successivamente, si sono aggiunte anche altre voci: la lista completa è consultabile qui.

Dunque dire che nel 2018 paghiamo ancora per la guerra di Etiopia e per la ricostruzione in seguito al disastro del Vajont è una bugia. Quelle “voci di tassazione” infatti sono state abolite da più di 20 anni.

Perché allora, se non ci sono più queste necessità di “emergenza”, continuiamo a dover pagare? Per almeno due motivi:

  1. Praticità. Le accise sono uno strumento molto utile per lo Stato, perché nel caso servisse maggiore gettito è sufficiente “ritoccare” di molto poco il valore delle aliquote. Per fare un esempio, se l’accisa sulla benzina venisse ritoccata al ribasso abbassandola di 20 centesimi al litro, come da vecchia proposta dell’attuale governo, il gettito verso le casse dello stato calerebbe di 6 miliardi di €. Sono cifre enormi. Nel 2017 lo Stato ha incassato quasi 26 miliardi di € dalle accise sul carburante.
  2. Sostenibilità ambientale. Si fa costare di più il carburante anche per disincentivarne l’uso. E dunque questo vuol dire spingere le persone a dotarsi di macchinari (automobili, ecc) sempre meno consumosi, più efficienti, e con minore impatto sull’ambiente. L’accisa si può vedere dunque come una sorta di green-tax.

Attualmente con le aliquote presenti, i costi dei carburanti sono:

  1. Benzina: 0.728 €/litro
  2. Gasolio: 0.617 €/litro
  3. GPL: 0.268 €/litro

Dunque se il governo abolisse completamente le accise finirebbe non solo per produrre un enorme buco nel bilancio, ma danneggerebbe anche l’ambiente perché verrebbe a mancare l’incentivo a non sprecare energia ottenuta da queste fonti, che non sono rinnovabili.

Esiste anche la possibilità, per quanto riguarda il gasolio, di ottenere un rimborso delle accise pagate. Cosa poco nota ma la riporto qui se dovesse essere utile.

Ma il governo può davvero eliminare le accise? In realtà no. Siamo infatti in Unione Europea e l’Europa ha stabilito che devono sempre esserci accise minime sui carburanti.

Conclusioni

  1. Paghiamo ancora per guerre e disastri passati? NO
  2. Le accise si possono eliminare in modo arbitrario? NO, c’è una direttiva europea che impone un valore minimo.
  3. Eliminare un’accisa è “indolore”? NO, è un’operazione che danneggia simultaneamente i conti dello stato e l’ambiente.